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Lo spirito della campagna Toscana

OSSERVATORIO DEL PAESAGGIO

Come rileva Attilio Brilli “se la campagna toscana ha uno spirito, esso s’incarna nell’inconfondibile configurazione del paesaggio così come s’è venuto plasmando per mano dell’uomo, nella sobria eleganza delle architetture rurali, nella ricorrenza del medesimo corredo arboreo, nella secolare memoria dei cipressi. Dinnanzi alla multiforme bellezza di un paesaggio da sempre considerato fra i più armonici che siano mai esistiti, viene da chiederci se sia da ricercare proprio in questo contesto la riprova del paradosso che considera la natura il prodotto dell’arte”.
Il paesaggio toscano, preziosa tessera del complesso mosaico di cui si compone l’orizzonte nazionale, si configura come un frammento di particolare eccezionalità, caratterizzato dalla continua presenza di permanenze e discontinuità che si sono particolarmente sviluppate intorno alla materia scabra dell’architettura residenziale rurale così come dell’architettura urbana, saldando in una unità inscindibile la componente naturale e la componente costruita del paesaggio regionale.
Il paesaggio toscano è perciò un paesaggio costruito e, ancora secondo Brilli, per comprenderne in profondità la bellezza armonica e “il senso di compiutezza che esso trasmette, bisogna inquadrarlo in un’ottica tipica della civiltà di una regione che si è sempre sentita infastidita dalla spontaneità della natura, che ha saputo ribellarsi ogni qualvolta un contesto ambientale abbia derogato alle regole della geometria, o non si sia lasciato guidare dal pragmatismo scientifico o dal canone dell’armonia”.
Ed è proprio il rapporto armonico fra le sue varie componenti che contraddistingue la peculiarità del paesaggio toscano, nell’ambito del quale, in maniera emblematica, le ville patronali, le case coloniche, i fienili, i muri a retta che addomesticano le differenze di livello del terreno, le coltivazioni di viti ed ulivi, i filari di cipressi, sono tutti saldati in un’alleanza millenaria, ormai sedimentata in una struttura resistente.
Ma questo equilibrio armonico fra natura e opera dell’uomo che ha sorretto per secoli la struttura del paesaggio nostrano, ha subito, nel corso del ‘900, profonde lacerazioni: l’opera dell’uomo è sempre più diventata indifferente alle peculiarità dei luoghi e irriverente nei confronti dell’ambiente naturale, fino a creare una sorta di distacco fra la coscienza popolare e il paesaggio nel quale essa si dovrebbe rispecchiare.
Con drammatica evidenza, il paesaggio toscano, ancorché ammirato da migliaia di viaggiatori che ogni anno lo percorrono e lo vivono è, ad oggi, un elemento quasi estraneo allo scorrere della vita quotidiana dei suoi abitanti e sembra non far più parte dell’identità delle genti di Toscana.
Prendendo atto di questa amara condizione, appare non più procrastinabile una attenta riflessione su come sia possibile risarcire le ferite subite dal paesaggio negli ultimi decenni e ricondurlo al suo precipuo ruolo identitario.
Fiesole Futura, in accordo con le proprie finalità statutarie che ambiscono a individuare l’associazione come “riferimento per lo sviluppo sociale, culturale e di immagine della città di Fiesole”, ha intrapreso un percorso che mira a configurare Fiesole, in qualità della sua collocazione geografica e del significativo portato storico della sua tradizione storica, artistica e culturale, come un osservatorio privilegiato sulle tematiche del paesaggio, una sorta di avamposto per la riflessione su quei temi che, più di altri, animano il dibattito contemporaneo sull’identità dei luoghi.
Distinguendosi dagli altri organismi esistenti che si occupano di paesaggio per il suo carattere multidisciplinare, l’Osservatorio del paesaggio promosso da Fiesole Futura, se pur radicato in un preciso contesto geografico e culturale ambisce a diventare un punto di riferimento di un dibattito di dimensione internazionale, una sorta di collettore per una serie di avvenimenti, di carattere interdisciplinare, volti alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del territorio fiesolano.